Quella che vedete in foto è M78, una delle nebulose a riflessione più luminose della costellazione di Orione. Si trova a circa 1.350 anni luce da noi ed è parte integrante del vasto Complesso Molecolare di Orione. La sua caratteristica luce azzurra è dovuta alla polvere che riflette la radiazione di giovani stelle calde nascoste nelle sue profondità. È un oggetto affascinante, ricco di dettagli, regioni oscure e filamenti di gas che la rendono un vero piacere — e una vera sfida — da fotografare.
Questa immagine, però, ha una lunga storia alle spalle: una storia che dura quasi un anno. Tra gennaio e l’inizio di febbraio, Fabrizio ed io abbiamo deciso di riprendere lo stesso soggetto con setup molto simili, sia in banda stretta sia in banda larga. Una di quelle prove che fai semplicemente perché ti piace sperimentare.
Alla fine abbiamo messo insieme 17 serate osservative, per un totale di oltre 75 ore di integrazione. Poi mi arrivano tutti i dati… ma, come spesso accade, il tempo vola e rimando l’elaborazione. Comincio allora dal preprocessing: scarto i frame peggiori per mantenere solo il meglio, e arriviamo a circa 45 ore utili.
È il momento dello stacking. Risultato? Campo troppo piccolo. Ma come!!! Quando si sperimenta, qualche errore può capitare — da entrambe le parti — ma quello più grave è stato il mio, che ci ha costretti ad accantonare ben 10 ore di riprese. Alla fine, dunque, la foto che vedete è composta da oltre 22 ore in banda stretta e più di 10 ore in banda larga.
Poi arriva l’annoso problema dell’elaborazione: come gestirla? Normalmente si realizza la banda stretta e si aggiungono sopra le stelle in banda larga. Ma noi volevamo qualcosa di diverso. Così abbiamo preso l’H-alfa e lo abbiamo sommato al canale rosso, e l’OIII l’abbiamo unito al blu, per far emergere il gas della nebulosa diffusa. Bello, certo… peccato che il gas è letteralmente esploso!
Trovare la giusta strada in elaborazione è stato impegnativo. Fabrizio sa quanto io sia pignolo, e devo ammettere che non è stato facile. Dopo tre versioni diverse, quella che vi proponiamo è quella che — almeno per ora — ci convince di più (a Fabrizio piaceva già da un pezzo; io… magari dalla prossima!).
È stato un lavoro enorme, pieno di intoppi, scelte difficili e revisioni infinite. Ma è anche quel tipo di avventura che ci ricorda perché facciamo astrofotografia: per scoprire, imparare, sbagliare, riprovare. Siamo arrivati in fondo stanchi ma contenti, e speriamo che questa immagine possa farvi vivere un po’ del viaggio che c’è dietro.

